La confraternita di Santa Croce

Una splendida incompiuta…

…si potrebbe definire questa Chiesa: e così suggeriva trent´anni fa uno dei suoi storici, l´Avv. Vittorio Bersezio.
Di fatto essa è mancante di intonaco sulla facciata e probabilmente ebbe l´imposta della cupola ribassata,con modifica del disegno originale,per motivi economici o direzionali. Il tutto le ha conferito una caratteristica di faticata genuinità e rusticità. E´ d´altra parte frutto secolare delle piccole sovvenzioni del popolo contadino ed artigiano,strumento di partecipazione in cui la gente del passato esprimeva istanza di religiosità e di socializzazione strettamente connesse.
Alla fine del XX Secolo ricorrono il terzo centenario di ideazione ed il secondo di compimento edilizio, ma in precedenza per secoli la Confraternita di San Pietro in Vincoli, operante in parallelo, ma autonomamente delle Confratrie assistenziali di Santo Spirito, aggregata come sodalizio di persona fin dal secolo XVII alla Confraternita del Gonfalone in Roma con diploma di Papa Urbano VIII, ripartita in Oratorio dei Disciplinanti (maschile) ed in Compagnia delle Umiliate (femminile) ricca di storia umana e di folclore,benemerita per ragioni non solo religiose ma civili,pegno in loco di collaborazione interparrocchiale (che è gran merito) ha avuto un´altra sede… Dove ?
E´ un problema che resta per ora insoluto, su di esso disponiamo solo di dati scarsi e contrastanti. Sappiamo che nel corso del 1700 il vecchio sito fu abbandonato perchè la sede era ritenuta vecchia, scomoda, indecorosa.
In questo luogo,cioè nel cuore della contrada detta del Ricetto “vicino alla casa comunale” questa Chiesa fu concepita nel 1699. Per costruirla allora si chiese a Roma e si ottenne l´autorizzazione a vendere 28 giornate di castagneto e prato(patrimonio della Confraternita) per ricavarne due mila lire.
Ma i tempi successivi furono lunghi: solo nel 1730 l´area fu acquistata da un certo Andrea Tosello, e solo nel 1743 il Vescovo di Mondovì Felice Sammartino potè constatare che la costruzione era pervenuta ad una terza parte del previsto.
Fu nel 1765 che il suo successore Michele Casati potè benedirla, ancora incompleta, dopo che da molti anni veniva utilizzata con una copertura provvisoria.
Nel 1789 alla vigilia della grande rivoluzione ebbe infine compimento con la costruzione del campanile.
Quali erano stati nel corso di quel sessantennio gli architetti? Anche su questo problema vi è un po´ di incertezza, quantunque una tradizione abbastanza concorde e l´esame stilistico ne facciano risalire il progetto a Francesco Gallo (1672-l750) il grande architetto monregalese, costruttore della cupola del santuario di Vicoforte e di innumerevoli edifici sacri e profani,il quale comunque potè averlo ispirato e parzialmente diretto lasciando poi ad altri l´onere di portarlo a termine.
Le caratteristiche tardo-barocche di questa costruzione sono messe in evidenza dall´impianto a croce greca coperto sul vano centrale (destinato alla popolazione) con una cupola ellissoide ribassata (che comunque fa misurare metri 18,60 di altezza da terra) poggiante su otto colonne raccordate con pennacchi a corto tamburo ad arconi portanti, il tutto posto in comunicazione tramite capace vano presbiterio con l´amplissimo coro(destinato ai confratelli) di forma ellittica.
Completano internamente l´insieme due ariose cappelle laterali ed un vano ingresso appropriato, in cui fu poi allogata l´orchestra, con ottimo organo, poggiante su colonne.
La severa facciata in cotto, scompartita in due o ordini di lesene e sormontata dal timpano, adorna di ampio finestrone e portale in pietra lo completano esternamente.
Questa chiesa fu nel 1834 decorata pittoricamente dal peveragnese Giuseppe Toselli ed arricchita di finissimi ornati ed altri soggetti pittorici da Charles Anglois pittore di origine francese.
Insieme con le pitture su tela (parte provenienti dalla vecchia confraternita e parte di fattura coeva della nuova) essa venne a disporre di una rilevante e significativa dotazione d´opere d´arte.
Ne indichiamo sommariamente le principali caratteristiche:

Fra le tradizioni devozionali che hanno formato patrimonio morale di questa Confraternita, ma sono ora desuete, pur avendo lasciato traccia nel costume,nelle pitture e nello strumentario disciplinare, deve essere ricordata la processione del Giovedì Santo.
Questa tradizione molto antica, riconducibile ad una sacra rappresentazione emblematica, era preceduta dalla cerimonia della “lavanda dei piedi” effettuata dal priore ai confratelli e si articolava in una sfilata di oranti, che portavano i simboli della passione, e costituivano anche gruppi plastici(come le Maddalene, i cavalieri, ecc,) veniva arricchita da una lamentazione sulla morte di Cristo cantata in versetti latini su struggente melodia nella suggestività della sera.

Stefano Bottasso – 1990

la cupola interamente affrescata da Giuseppe Toselli. Nel vasto ed arioso campo prospettico vi si celebra la gloria di Cristo vincitore, accolto in seno al padre ed allo Spirito Santo,cui si rivolge con umile arditezza San Pietro,sorretto ed accompagnato da uno stuolo di angeli, assorto nel divino colloquio con il Maestro. Gli fanno corona i santi più cari alla tradizione locale, si notano nell´ordine da sinistra:

le due Sante: Lucia(vergine siracusana,martirizzata intorno al 304 d.C. recante l´emblema dei suoi occhi strappati dal carnefice) ed Elisabetta Regina d´Ungheria,vissuta dal 1207 al 1231 benefattrice dei poveri e madre, recante l´emblema della corona di rose)
appartate in gruppo e tratteggiate in sobrio chiaroscuro stanno le Sibille, profetesse pagane dell´antichità che annunciarono la venuta del Redentore
San Sebastiano(soldato,martire attorno al 304 d.C., recante l´emblema delle frecce)
San Domenico di Gusmann (fondatore dell´Ordine Domenicano,vissuto dal 1170 al l222, qui ricordato per celebrare la presenza e l´opera in Peveragno ai primordi della comunità medioevale del convento e della chiesa di San Domenico di cui la confraternita nuova fu idealmente erede e continuatrice)
San Giuseppe,sposo di Maria Vergine,con l´emblema del bastone fiorito
San Mercurio(soldato, identificabile con un santo del III secolo d.C. martirizzato in Cappadocia, di antichissimo culto locale connesso a diversi filoni di tradizione)
Sant´Andrea Apostolo(martire, recante l´emblema della croce “ad X” sulla quale subì il martirio, di antica tradizione locale dovuta ad elementi di cultura orientale)
le pareti dell´emiciclo e del coro recano otto quadri muniti di pregevole cornice lignea, di fattura seicentesca,con scene della passione e della resurrezione di Cristo, naturalmente di ignoto autore
i pilastri centrali recano affreschi a chiaroscuro, probabilmente di mano dell´Anglois, rappresentanti le tre virtù teologali
la cappella a sinistra con al centro quadro rappresentante le Sante Lucia ed Elisabetta già ricordate con distribuzione di elemosina ai poveri. Opera di autore incerto settecentesco.
Ai due lati: sulla sinistra un quadro molto antico d´autore ignoto, rappresentante una Mater Dolorosa, sulla destra un quadro più recente che rappresenta santa Maria Maddalena penitente e recante l´emblema degli unguenti con i quali volle ungere i piedi del Signore, di autore incerto
la cappella a destra con al centro un quadro rappresentante San Pietro Martire (domenicano vissuto dal 1203 al 1252, martirizzato dagli eretici, assunto a simbolo della difesa della vera fede), recante in cartiglio il simbolo della scritta “Credo in Deum”, San Sebastiano già ricordato,e San Bovio o Bovone (martire attorno all´anno 985 d.C. di origine provenzale,personaggio che aveva avuto culto nella primitiva comunità peveragnese), opera ai autore incerto settecentesco. Questa cappella era considerata in passato come propria della Comunità.
Ai due lati:dipinti murali di mediocre fattura, di autore ignoto, rappresentanti (a sinistra) San Giuseppe ed (a destra) San Alfonso dei Liguori
il presbiterio: ai due lati dell´altare maggiore pendono quadri rappresentanti (a destra) san Luigi Gonzaga (1568/1590) in preghiera dinanzi alla Vergine, accompagnato da altra Santa, e (a sinistra) lo sposalizio della Vergine,di imitazione classica, attribuiti al Vinai, pittore operante in Peveragno Santa Maria attorno al 1878
il coro: al centro dell´absidato si ammira una tela d´autore ignoto, proveniente dall´antica Confraternita, seicentesca, rappresentante con vivacità l´episodio della “liberazione di San Pietro dai vincoli” come descritta negli Atti degli Apostoli. A destra ed a sinistra due grandi affreschi firmati da Giuseppe Toselli rappresentanti rispettivamente l´Ultima Cena del Signore, e l´Agonia del Signore nell´orto degli Ulivi, con cartiglio di firma stampigliato sul sasso
la sacristia: vi si possono ammirare due quadri antichi, provenienti dalla vecchia confraternita,che rappresentano:
una Madonna in maestà con il Figlio, accompagnato da San Pietro e da San Paolo, e da due confratelli oranti (distinguibili uomo e donna) che indossano il saio bianco con cappuccio caricato di un. distintivo a croce patente bianco/rossa e la datazione 1638.
A prova della relativa antichità di questo dipinto si può notare non solo l´uso delle antiche divise,soppresse da tempo,ma la compresenza con San Pietro anche di San Paolo, attribuibile ad un´epoca della vita del sodalizio anteriore alla costituzione in titolo di San Pietro in Vincoli
una Madonna con bambino, e con San Carlo Borromeo (1538/1584) orante, in presenza di due committenti di nobile aspetto vestiti in abito di foggia seicentesca.

Stefano Bottasso – 1990