Vittorio Bersezio

Nella Parrocchia di S. Giovanni, fra gli altri documenti si trova la seguente testimonianza:
“Victorius Bersezio, filius Caroli Notarii et Victoriae Succone, ex oblivione in libro Baptizatorum non scriptus, ex depositione testum, patrini et matrinae Victorii Bersezio quondam advocati Petri Ignatii et Dominae Theresia Peculli, uxor Ioannis, natus die incerta, mensis martii, millesimo octingentesimo vigesimo octavo atque baptizatus a D.mo Georgio Zuletti Subscriptus. Ioannes Minetti prior”.
(Vittorio Bersezio, figlio di Carlo, Notaio, e di Vittoria Zuccone, per dimenticanza non è stato iscritto nel Registro dei Battezzati; ma come affermano i testimoni, padrino e madrina di Vittorio Bersezio, Pietro Ignazio e signora Teresa Pecollo, moglie di Giovanni, è nato in un giorno imprecisato, del mese di marzo 1828, e è stato battezzato dal sottoscritto Giorgio Zuletti. Il Priore Giovanni Minetti”).
Non si tratta veramente di un atto di nascita, ma la testimonianza, che pure esplicitamente dichiara incertezza circa il giorno, ma che non lascia alcun dubbio circa l’anno, quindi vale senza più a corregger l’errore comune per cui si poneva la nascita del Bersezio nel 1830.
Vittorio Bersezio nacque, quindi, in Peveragno in un giorno imprecisato del mese di marzo del 1828. Era figlio di Carlo Bersezio e di Teresa Zucconi che il padre aveva conosciuto a Savigliano quando, all’inizio della sua carriera, lavorava come Cancelliere del Tribunale. Poco dopo andò a fare il Notaio e il Segretario di Pretura a Peveragno. Qui nacque Vittorio, terzo dei figli avendo un fratello e una sorella maggiori. Visse i primi anni della sua vita nella casetta di Via Macelli poco lontano dalla casa del Ricetto che era stata dei nonni, dopodiché andò a vivere con la sua famiglia a Torino.
Qui il piccolo Vittorio frequentò le prime quattro classi nel Collegio di Porta Nuova al fondo della via Madonna degli Angeli e giovanissimo ebbe modo di conoscere da vicino uomini di cultura.
Conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1848 e degli anni dell’Università ricordò una schiera di giovani valorosi ed illustri compagni amatissimi che sempre l’onorarono della loro amicizia (Lorenzo Bagiarini – Pier Carlo Boggio – Carlo Alfieri – Costantino Nigra) e con i quali ebbe per comune ritrovo la Scuola del Prof. Paravia – specie di accademia letteraria in cui erano ammessi a leggere i loro componimenti autori provetti e novellini, letterati dilettanti, professori, allievi.
Partecipò ai movimenti giovanili del tempo e partì volontario per la prima guerra di indipendenza italiana. Al ritorno, grazie alle sue doti naturali, abbandonò la carriera legale a cui il padre lo aveva introdotto, per dedicarsi con successo al giornalismo e alla lettura.
Pagine di entusiastico patriottismo si leggono nel libro dell’editore Remo Formica “I MIEI TEMPI”, intorno agli anni di guerra; trattasi di un volume di memorie personali, di cose viste, di esperienze vissute: un’autobiografia insomma.
Risalendo alle sue primissime memorie, Vittorio Bersezio si sentiva assalito da un’onda di sentimento e di affetto nel rammentare il villaggio natio (Peveragno):
“Oh! Il mio bel villaggio! Il mio bello e caro villaggio natio!
….
bastami pensare a quella vista, a quei momenti del tempo
già si lontano perché una strana tenerezza m’invada
e non so qual soffio di giovinezza mi passi
attraverso il cervello ed il cuore”.
Romanziere, novelliere, drammaturgo, deputato, storico, memorialista, influente uomo di cultura e animatore di molte iniziative letterarie di importanza nazionale, Vittorio Bersezio fu soprattutto giornalista, tanto che quando nel 1852 Cavour lo chiamò come segretario nel suo ministero, egli preferì continuare la sua attività giornalistica e letteraria.
Il 9 Maggio del 1852 fece rappresentare al Teatro Carignano un dramma storico intitolato a “Pietro Micca” – eroe torinese – e nel 1853, al Gerbino, venne rappresentata il “Romolo” – una tragedia in versi.
Nel 1853 fondò il giornale politico “ESPERO” su cui pubblicò i suoi profili parlamentari che suscitarono molto interesse procurandogli l’approvazione del Cavour.
Nel 1854 diresse “Il Fischietto” e nel 1855, stanco di occuparsi di politica, pubblicò una raccolta di novelle sulla vita piemontese della metà del secolo che gli fruttarono grande fama: “Il Novelliere contemporaneo”.
Nel 1857 e 1858 si recò a Parigi per due lunghi soggiorni durante i quali collaborò con i giornali locali – il “Courrier Franco-Italien” del Carini ed il “Courrier de Paris” di Félix Normand – e strinse rapporti cordiali con molti scrittori francesi.
Dopo la grave tragedia famigliare che improvvisamente lo richiamò in Patria e gli troncò la carriera all’estero, nel 1859 assunse la direzione della “Gazzetta Ufficiale” che tenne fino al 1865 – anno in cui fondò la “Gazzetta Piemontese” ed il suo supplemento letterario.
Nella “Gazzetta Ufficiale” ebbe libero il campo nell’attività letteraria e pubblicò in appendice parecchi dei suoi importanti romanzi e delle sue più interessanti commedie, tra cui il capolavoro in dialetto piemontese “LE MISERIE D’MONSSÙ TRAVET” universalmente accolto con ammirazione e simpatia, tant’è che ALESSANDRO MANZONI, dopo aver assistito ad una rappresentazione teatrale della commedia, volle conoscere l’autore ed a questi si rivolse dicendogli: “Bravo Berzezio! Voi avete saputo essere vero senza esser mai volgare”.
Dal 1867 si impegnò in una battaglia contro la Destra, e divenne deputato per la Sinistra costituzionale (1865-1870). Un’attenzione alle problematiche sociali lo fece avvicinare alla considerazione dei conflitti di classe che nascevano nel periodo dell’industrializzazione a Torino, ma senza rinunciare a una prospettiva paternalistica e alla valutazione della borghesia illuminata come unica forza innovativa. Alla produzione agiografica e memorialistica dell’ultimo periodo si affiancarono testi di ricostruzione storica e di documentazione urbanistica e architettonica quali “Roma capitale d’Italia” (1872).
La qualità di Vittorio Bersezio, come scrisse suo figlio Carlo, era la bontà e per questo egli non ebbe mai nemici nel corso della sua vita che ebbe termine a Torino alla vigilia del nuovo secolo, il 30 gennaio 1900, nella villetta di Via dei Fiori. Le sue ceneri riposano a Moncalieri nella tomba di famiglia.

 IL MONUMENTO
Nella Piazzetta di Santa Maria si trova il monumento dedicato a Vittorio Bersezio, in cui il grande scrittore, commediografo storico e giornalista non venne rappresentato nei momenti di concentrazione sui suoi lavori, ma fu raffigurato come i peveragnesi tante volte lo avevano visto e salutato.
Egli è là seduto e sembra che il suo pensiero ripercorra il lavoro che è uscito dalla sua mente, ed in questa sensazione chi lo guarda è attratto dai quattro artistici bassorilievi in bronzo che rappresentano la commedia, la storia, il giornalismo e la poesia – i quattro grandi campi in cui il Bersezio raccolse pregio. Il monumento, scolpito in marmo nel 1904, è opera di LEONARDO BISTOLFI – Figura centrale della scultura italiana d’intonazione simbolista tra Ottocento e Novecento – nato il 15 Marzo 1859 a Casale Monferrato da Giovanni Bistolfi, di professione scultore, e da Angela Amisano.