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Il Comune

LO STEMMA DEL COMUNE DI PEVERAGNO
L’elemento predominante dello stemma comunale è una pianta a rami verdi ed allungati rappresentata centralmente su terreno erboso ed affiancata da entrambi i lati dalle figure stilizzate delle case e delle Chiese del Paese.
Alla base della pianta, simmetricamente rispetto ad essa, due gigli.
L’attuale stemma comunale deriva, conservandone intatte le caratteristiche ed i significati originali, dal più antico e genuino stemma affrescato sull’arco del portale del Ricetto fin dal Quattrocento.
Dalla pianta al naturale, sopra terreno erboso e stendente i rami lunghi e verdi con le bacche nere del pepe (dal latino “piper”) si vuole derivare l’etimologia del nome Piperanium.
I due gigli araldici in campo d’oro che la fiancheggiano vogliono con ogni probabilità ricordare l’origine del Comune al momento del dominio angioino. 

DALLA COMUNITA’ DELLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI
In territorio di Peveragno, precisamente sulla vetta del Moncalvino, sono state ritrovate due asce paleolitiche ed una neolitica, indici sicuri della presenza in loco di uomini primitivi cavernicoli.
Numerosi ritrovamenti archeologici e la presenza ancora visibile di tratti di cinta muraria nella zona di colline attualmente localizzabile con la frazione di Montefallonio, testimoniano di un primitivo insediamento urbano fortificato eretto a scopo di difesa e databile presumibilmente nel III sec. D.C.
Il secondo insediamento rilevante è da localizzarsi nell’attuale frazione di Madonna dei Boschi dove sono tuttora visibili i ruderi del Castello e della Villa di Forfice.
Il nome di Forfice compare per la prima volta in un documento del 1151 nel quale si parla di Furcaldo di Forfice. Il paese dominato dal Castello era situato a circa 2 Km. di distanza dal luogo dove ora sorge Peveragno.
Verso la fine del 1200, sulla parabola discendente della vicina Forfice, si innesta l’astro nascente di Peveragno, nonostante il nome del villaggio compaia per la prima volta in un rogito notarile datato 25 settembre 1299.
Per un certo (almeno fino al 1356) Peveragno e Forfice formano una sola comunità, poi, probabilmente a causa dell’incremento demografico, rimarrà solo Peveragno, situata in un territorio ove la vita e la difesa risultano più agevoli. Ai tempi della sua fondazione, Peveragno con i territori limitrofi, era proprietà del Vescovo di Asti e fa parte del Distretto di Cuneo.
Nel breve periodo compreso fra il 1369 ed il 1396 è di proprietà dei Marchesi di Monferrato. E’ in questo periodo (precisamente al 1384) che si devono far risalire i primi Statuti Comunali, sottoposti ed approvati dal Marchese Teodoro II di Monferrato.
Nel 1396, dopo lotte protrattesi alcuni anni, passa agli Acaia ed in seguito, nel 1419 ai Savoia che ne manterranno il possesso definitivo, esercitando il potere attraverso Signori locali e rappresentanti da loro nominati (i Vicari).
Con i Savoia Peveragno condivide tutte le vicissitudini che accompagnano lo Stato sabaudo fino alla creazione del regno d’Italia.
Il 1400 è un secolo estremamente difficile per la comunità peveragnese la cui sopravvivenza dipende unicamente dall’agricoltura di montagna continuamente vanificata da avversità atmosferiche e carestie e dall’allevamento di bestiame spesso decimato da malattie o razziato dai briganti.
Il 1500 si rivela altrettanto tormentato a causa, dapprima, delle discese degli eserciti francesi in Italia, poi dalla guerra tra Francia e Spagna che coinvolgerà lo stato Sabaudo fino alla sua distruzione (1559).
In questo stesso anno però, viene siglata la pace ed il Duca Emanuele Filiberto di Savoia ritorna in Piemonte e riprende il dominio che gli spetta.
Peveragno ottiene dal Duca la riconferma degli Statuti e dei precedenti diritti. La seconda metà del 1500, e più ancora il successivo 1600, portano con sé, tanto per cambiare, annate terribili di pestilenze, carestie e guerre che si abbattono sulle popolazioni sempre più provate e disorientate anche per i continui passaggi feudali a cui vengono sottoposte dai Principi di Savoia via via regnanti.
Sono questi gli anni dell’Inquisizione, che ha colpito la comunità peveragnese in modo particolarmente violento soprattutto tramite l’inquisitore Biagio de Berra.
Nel 1621 subentrano i fratelli Francesco e Cesare Grimaldi di Boglio, ai quali viene attribuito il titolo di Conte.
La signoria dei Grimaldi su Peveragno e su Boves durerà fino alla fine del 1700 quando verrà travolta dagli eventi rivoluzionari francesi che cancelleranno definitivamente i vecchi sistemi di governo.
In questo secolo il Piemonte, come tutta l’Europa, è sconvolta da avvenimenti politico-sociali e militari; anche la comunità di Peveragno, come la altre, pagò un tributo enorme di sangue e sofferenze.
L’evento più tragico risale al 1744 quando, durante la guerra per la successione al trono austriaco, un esercito di Gallo-Ispani penetra in Piemonte e pone a ferro e fuoco i territori che circondano Cuneo.
Peveragno si ribella alla tracotanza nemica e viene saccheggiata ed incendiata per tre volte. Con l’avvento dell’impero napoleonico (1800) la situazione si stabilizza e migliora, anche se rimane sempre notevole il tributo di sangue e risorse che i peveragnesi devono sopportare per il sostentamento delle campagne imperiali.
Inizia comunque un periodo di incremento demografico che culmina con il record di 7878 abitanti nel 1895. Il secolo XIX e XX sono storia recente; il contributo di Peveragno agli avvenimenti di questi anni è stato comunque sempre importante, doloroso e anche ricco di gloria (nella Colonia Eritrea la Medaglia d’Oro al V.M. al Maggiore Pietro Toselli, l’eccidio di Piazza Paschetta durante la Resistenza al Nazismo, ecc.).
Dal 02 Febbraio 2005 Peveragno è stato insignito dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della medaglia d’argento al merito civile con la seguente motivazione:
"Piccolo centro, durante le tragiche giornate della guerra di Liberazione, subì una feroce rappresaglia da parte delle truppe naziste, che rastrellarono trenta suoi concittadini, soprattutto donne ed uomini anziani, massacrandoli brutalmente a raffiche di mitra. Ammirevole esempio di coraggio, di spirito di libertà e di amor patrio”.
10 gennaio 1944 - Peveragno (CN)